mercoledì 9 agosto 2017

Chansons des filles de mai

Alba de Cespedes, partigiana Clorinda (1911-1997)



da Le ragazze di maggio (1968)
di Alba de Cespedes
(Mondadori, 1970)


Vendetta
"Guardate vostro padre,
ragazzi, guardate

che vita fa.
Casa e ufficio,
ufficio e casa,
da vent'anni.
Non ha conosciuto giovinezza
né viaggi né feste,
non ha mai preso un'ora
per se stesso, né un'ora
né un soldo:
s'è ammazzato, per la famiglia.
E voi adesso,
vorreste..."
................... "Appunto,
noi vogliamo ammazzare 
la famiglia, per vendicarlo."
.

*
.
Vengeance
.
" Regardez votre père,
mes enfants,
regardez la vie qu'il mène:
de la maison au bureau,
du bureau à la maison,
depuis vingt ans.
Il n'a pas joui de sa jeunesse,
ni des belles saisons,
il n'a jamais pris une heure
pour lui-même, ni une heure
ni un franc:
il s'est tué pour sa famille.
Et vous, à presént,
vous voulez..."
---------------" Justement,
nous voulons tuer la famille,
pour le venger."

---

Chansons des filles de mai, scritto originariamente in francese fu tradotto in italiano dall'autrice stessa.

Link: ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio
più informazioni sul Chansons des filles de mai in generAzioni.net


----------------------------------------------

lunedì 7 agosto 2017

Due poesie di Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri, foto in klpteatro.it





















Da Bestia di gioia 
di Mariangela Gualtieri
(2010, Einaudi)


1
La bambina è rimasta con me.
Non è mai nata.
Si sbilancia fra i miei precipizi
ride forte e lenta dorme
e  forte resta
resta sempre. Col suo cuore
che fa cuore col mio.
La bambina  di sole azzurrina.


2
Il cielo messo sopra le teste
in una veste d’azzurro palpito
accolto dentro si bagna
penetra sottilmente in ogni poro
del mondo come alimento d'amore.
Il cielo nella tessitura d'acque
che lo compone non indietreggia
si condensa in fontane
si sparpaglia in brine si sprigiona
si dona a noi che respiriamo
la sua formula in fusione
di ciò che non si vede con ciò
che nasce e trema.




----------------------------------------

lunedì 10 luglio 2017

Due poesie di Lalla Romano

Lalla Romano . Foto in lastampa.it

















Da
Giovane è il tempo (1974)
di Lalla Romano (1906-2001)


1

Se hai premuto nel sogno
la mano contro il mio petto
una orgogliosa cavalla
s'impenna
vuole libere strade
e sterminate pasture


2

Nessuno può derubarci della gioia
la nostra gioia sotterranea
come tenera acqua
come vena di roccia




Link: lallaromano.it
 e L'eterno presente in letture-e-riletture.blogspot.it


------------------------------

martedì 4 luglio 2017

Due poesie di Biancamaria Frabotta






















Da Mani mortali (2012)
di Biancamaria Frabotta


1

Sono come i fantasmi
i poeti che ritornano
fra chi meno li aspetta.
Come loro
in eterno costretti
a pendolare
sulla stessa tratta.

2

La guerriglia si sposta di notte
sul lunotto di un orologetto al quarzo.
Sogni inutili, ultrasuoni, al raggio decisivo
una giusta, esatta soluzione.
Ma con la luna nuova tutti tocca la stessa sorte.
Alzarsi nel buio, strisciare nell'obbligata trincea
lungo le pareti, senza centro, né gravità, arrancare
prendere un po' d'acqua, perderne altrettanta.




Link: B. Frabotta in poesia.blog.rainews.it e in ilcentro.it


--------------------------

sabato 24 giugno 2017

Due poesie di Gabriella Musetti


Gabriella Musetti,
Biblioteca del Centro Documentazione Donna
di Ferrara. Foto da samueleeditore.it




















Da La manutenzione dei sentimenti
di Gabriella Musetti
Samuele Editore, 2015


1

abitare il limbo
di questo precario equilibrio 
che le cose non mutino 
mantenendo un nonnulla di distanza 

si scoperchia lo spazio minuto
breve come un respiro
quel tuo respiro che va e che viene
quando ti fermi in attesa

non mi ero mai accorta che sedici scalini
sono tanti
diventano cento
in alcuni momenti
e lo spazio corto dove ruotiamo i corpi
per salire gli ultimi sei
è un luogo così esteso
che ti perdi alla mia vista
lontano nella nebbia


2

Spostamenti
I

sperimentiamo ogni giorno
come stiamo al mondo
tentando strade
che non arrivano
nei luoghi cercati
ma non è inutile il percorso
se schiude l'attimo incompiuto
se germina dalle prove
il tempo che trasforma


II

la vita ribalta ogni consenso
ogni dissenso ogni lagnanza
ogni esaltazione  Non ne
conviene il calcolo
Dei debiti o dei crediti
non puoi sommare o togliere
una mossa: non serve
la scacchiera neppure i dadi
e men che meno i vaticìnî
Da un lato della barriera tutto
è imprevedibile  Dal lato umano
 - invece - noi esseri senzienti
cacciati al mondo senza volerlo
(resta il patire questa esperienza)
cerchiamo con pazienza tra i sassi
prosciugati un sorso d'acqua breve


III


restando sui limiti
si arriva
a dare spazio dentro
l'isolamento
non sembra perdita
semmai ricerca
slancio di frammento





Link:
poesia.blog.rainews.it uno
poesia.blog.rainews.it due
x Residenze estive 2017 (Incontri residenziali di poesia e letteratura a Trieste, Duino e nel Friuli Venezia Giulia, organizzati e diretti da Gabriella Musetti): laboratoripoesia.it

---------------------------------------------

venerdì 23 giugno 2017

Due poesie di Giovanna Bemporad
























Da ESERCIZI 
(1980)
di Giovanna Bemporad
(1928 – 2013)


1                 a Leopardi

La bianchissima luna alta è salita
dopo l'addio del giorno, a consolare
alberi, campi e strade. Solitaria,
con qualche primula sfiorita in mano,
va una giovane bruna alla sua casa.
L'aria è tutta armonia: sarebbe dolce
svanire in questa immensità serena;
batte a rintocchi lenti una campana,
tra un poco d'erba io vedo spalancarsi
la sepoltura. O vertigine d'ombre!
La luna va calando all'orizzonte
dove si perde la pianura, e dice
che trapassare al nulla non è male.


2                      alla luna

Non sei stanca di errare in solitudine
mutando sempre come l'occhio triste
che oggetto degno della sua costanza
non trova in terra?



Link: viadellebelledonne.wordpress.com
e fondobemporad

--------------------------------------------------------------

venerdì 2 dicembre 2016

Tutto è dono. Niente è dono

Sin dall’antichità i filosofi hanno individuato le due pulsioni che governano l’uomo: l’Amore e la Violenza. In fuga dal contrasto tra le nostre paure e ciò di cui abbiamo bisogno, cerchiamo riparo in una Casa, nel Sapere e nell’Amicizia. Il superamento dell’ordine naturale viene identificato come eccedenza, ma l’eccedenza non è quello che mi avanza, è l’interesse verso l’altro, è il valore dell’attenzione nei confronti di colui che ho davanti a me. Proprio per questo il dono si può identificare con l’eccedenza.
Il dono non si “deve” fare, si “può” fare, non ha fine utilitaristico sebbene produca delle conseguenze. Il dono, infatti, di per sé è gratis, ma ti unisce all’altro, produce una dissimmetria, un debito, è un atto unilaterale legato all’idea di cittadino. Da questa reciprocità asimmetrica si è costruita la nostra società legata ai concetti di solidarietà e altruismo. Ci regaliamo cose così da poter vivere insieme, creare legami sociali e costruire un’intesa. Il dono è godibile solo nella relazione tra noi, serve a poterti chiedere “Ti fidi di me? E io mi posso fidare di te?”. Sebbene possa sembrare che il dono sia una pratica vincolante, in realtà si tratta di una pratica di libertà, perché nella relazione con l’altro conosciamo noi stessi e creiamo una nostra individualità più consapevole.
Attraverso il dono non si regala cosa si ha ma cosa si è, non si dona un oggetto ma sé stessi. È una relazione che si costruisce per sottrazione, non per addizione: si cede qualcosa di sé per qualcun altro; l’abbiamo fatto sin dall’alba dei tempi: da soli non saremmo sopravvissuti. Regalare richiede un sacrificio, e tanto più ti è costato più ne rimango sorpreso. Ci sono, però, doni che nessuno raccoglie, e si perdono, doni che incontrano indifferenza e non trovano la reciprocità che ci si aspetta. Quando questo accade, quello che noi perdiamo è la possibilità di ascoltare.
Il dono è coerente, attivo, costante, quotidiano, fa parte di un processo educativo, richiede partecipazione e dà visibilità anche a chi dona. Non si può insegnare a donare attraverso un metodo prestabilito, come si fa con tabelline, ma bisogna viverlo il dono, farne esperienza. Dobbiamo imparare e insegnare a metterci nei panni dell’altro, sviluppare l’empatia. Non è semplice regalarsi, ma è possibile apprendere a donare grazie alle relazioni, attraverso una narrazione fatta di gesti, di immagini, di film, di racconti.
Il dono è talmente insito in ciò che facciamo che non ce ne accorgiamo, sarebbe però importante interrogarci su “donare cosa? donare a chi?”. È vero che anche un sms solidale è un dono, ed è altrettanto vero che a volte ricevere un dono comunque non aumenta la qualità del benessere, ma, come abbiamo già detto, il vero regalo è quello che ci riguarda in prima persona e che si vive nella relazione con gli altri, diventa una pratica pubblica che coinvolge degli estranei che mi sono vicino, che non conosco, ma che nella mia esistenza riconosco come i “ciascuno” con cui condividere un’emozione. 

A.

giovedì 24 novembre 2016

Le innocenti. Storia di una violenza messa a tacere

Un gruppo di suore benedettine che ha conosciuto la guerra e l’orrore del nemico. Una tirocinante della Croce Rossa combattuta tra l’ideologia comunista e la deontologia professionale. Trenta polacche isolate dal mondo e una francese che il mondo vuole esplorarlo.
"Agnus dei", titolo scelto per tradurre l’originale "Les Innocents", racconta la storia vera di Madeleine Pauliac, giovane medico militante nella Resistenza nel 1945 in missione per aiutare i sopravvissuti francesi della Seconda guerra mondiale. Quando, però, lei sceglie di infrangere le regole e curare una suora polacca, scopre lo scandalo perpetrato dalla “soldataglia” sovietica nei confronti delle benedettine: a causa dello stupro, sette di loro sono incinte e prossime al parto.
Un ritratto femminile che dall’individualità dei singoli volti scavati in primo piano arriva alla vita corale di una comunità violentata nella sua fede più intima. La vocazione, religiosa o professionale, il crollo, nella fede o nella forza, fanno da sfondo a una vicenda che riempie di timore personaggi e spettatori.

Nel periodo dell’anno in cui più forte è l’invito alla società a ribadire il proprio No alla violenza sulle donne, questo film, fatto di contrasti -luce/ombra, fede/ragione- ci fa riflettere su quanti drammi vengano continuamente nascosti per vergogna e reticenza e quanto ancora dobbiamo educare le donne e gli uomini della nostra società a una vita senza umiliazioni.

A.

venerdì 11 novembre 2016

Storia di una mente bipolare

«Mi vergognavo stupidamente, sì. Perché in realtà non è affatto vero che si può parlare in giro di un disturbo della mente come si parla di una gamba rotta: quando ti si rompe il cervello è tutta un’altra storia per chi ti sta intorno. E io per troppo tempo ho dovuto occuparmi di dimostrare che il mio cervello sì, si era rotto, ma adesso era bello che riparato»

"Lunatica" è un libro “monopolare”, la storia di una donna che ha conosciuto l’abisso e ha capito come illuminarlo. Un cadavere in un ascensore è solo la spinta che getta la protagonista in una fase depressiva, tanto acuta da portarla a tentare il suicidio. Il disturbo bipolare uccide più del cancro, soprattutto perché è ancora difficilmente diagnosticato. Il cervello va su e giù, come un’altalena, in un labirinto di medici, euforia e voglia di finirla. Questo libro non parla tanto della malattia in sé, quanto del miracolo, fatto di persone e pillole, che riesce a riportare la protagonista a una vita “normale”, per quanto possa essere “normale” la vita di tutti noi.



Lunatica: storia di una mente bipolare, Alessandra Arachi, 2006, Rizzoli

A.

domenica 30 ottobre 2016

Voglio vivere prima di morire

Nel 2014 usciva nelle sale “Colpa delle stelle”, ma già qualche anno prima era stato pubblicato il libro “Now is good”, di Jenny Downham -da cui hanno tratto anche l’omonimo film- dalla storia molto simile. Se “The fault in our stars” vi era piaciuto, leggete questo libro; se non vi era piaciuto, leggetelo lo stesso. La trama è piuttosto scontata, è vero: un’adolescente malata terminale decide di godersi gli ultimi mesi che le rimangono vivendo a modo suo e non come vorrebbero la sua famiglia e la società che la circonda; e puntualmente finisce per innamorarsi di un ragazzo dalla vita altrettanto triste. Però c’è qualcosa che merita di essere salvato in questo libro: il disincanto, l’accettazione, la schiettezza con cui si affronta il tema della malattia. La ragazza, più di chiunque altro, capisce l’inevitabilità della situazione e vive di conseguenza, con una certa meschinità e determinazione.
Un libro per genitori, più che per ragazzi, perché è per loro, i padri e le madri che sopravvivono ai figli dopo averli visti spegnersi piano piano, che la vita si fa difficile, e sono loro che devono imparare a lasciar andare e a vivere prima di morire.

Voglio vivere prima di morire, Jenny Downham, 2008, Bompiani


A.

martedì 18 ottobre 2016

Il conto delle minne

“Il conto delle minne dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla”: nonna Agata ripete alla nipotina Agatina quanto è importante onorare la santa di cui entrambe portano il nome preparando quei dolcetti alla ricotta che tanto ricordano i seni delle donne. La nonna ci crede davvero, anche perché la sua storia familiare glielo ha confermato, che far contenta la santuzza aiuta le fimmine a proteggersi da ogni male che potrebbe toccare le proprie minne. Proprio per questo nonna Agata non si stanca mai di impastare cassatelle, riempirle di morbida ricotta fresca, glassarle di bianco e decorarle con un candito rosso in punta, come un capezzolo ben teso. E non c’è regalo più grande per la nipote che insegnarle la ricetta di questi dolci magici, trascorrendo insieme la festa di Sant’Agata e raccontando la storia della sua famiglia, fatta di donne che faticano a trovare posto in una Sicilia che ragiona al maschile. I seni di queste donne, seni grandi, fieri, fecondi, desiderati, ma anche seni malati, o quasi piatti, o trascurati dai mariti, seni di ogni tipo, di ogni età sono la metafora di generazioni di donne testarde e timide, studiose e focose che creano una sicilianissima storia familiare dove convivono speranza e arrendevolezza, giustizia e omertà. 
Il conto delle minne dev’essere pari, per l’appunto, perché se il numero non ridà vuol dire che c’è un problema: e diverse familiari della piccola Agata, e lei stessa, ormai donna, si troveranno di fronte a una piccola nocella che si ingrandisce fino ad ammalorare tutto il seno. Così Agata, dimenticati i consigli, la devozione alla santa e le tradizioni della nonna, non prepara più dolci e si ritrova con una minna sola. Una donna monca nel corpo e nell’animo, che con il tempo trova riscatto proprio in quelle cassatelle.

Un libro diviso quasi a metà, questo della Torregrossa, perché quanto scorrevole e coinvolgente è la prima parte, quanto triste e monotematica risulta essere la seconda, in cui Agata, donna, cade in una spirale negativa dalla quale aveva tanto lottato per allontanarsi quando era bambina. Ma ci può stare, perché nessuna è perfetta, perché anche le donne in gamba, quelle che studiano, che viaggiano, che non si fanno mettere i piedi in testa possono prendere un abbaglio, possono incontrare l’uomo sbagliato e rendersene schiava. L’importante, come accade alla protagonista, è rendersi conto dell’errore, uscire dalle situazioni che ci fanno soffrire e ricominciare a vivere. 

Il conto delle minne, Giuseppina Torregrossa, Oscar Mondadori, 2009

A.

martedì 7 giugno 2016

La pazza della porta accanto

  Tutti ricordano Alda Merini come una grande poetessa, qualcuno la etichetta come la matta che non sapeva vivere senza amore, in pochi la celebrano come una donna sensibile che ha lottato con la solitudine per avvicinarsi all'infinito. 
  Oltre alle sue poesie, che non sono mai state completamente sue dato che ne regalava i manoscritti, la Merini ci ha lasciato anche qualche testo in prosa; in uno di questi racconta la sua vita grazie a dei flash che si spostano in un personalissimo ordine che rispecchia le emozioni e non il tempo che passa. La pazza della porta accanto, una donna senza volto, una donna che tutti abbiamo conosciuto, una donna che è Alda Merini così com'è ognuna di noi. In questo libro vengono fuori le sensazioni della poetessa, raccontate in prima persona:
  -le paure: "Quando cercavo di parlare, la lingua si confondeva, ripeteva sempre le stesse parole e la più grande era "paura". Paura dell'ignobile amore. Non dell'amore divino che fa cantare, ma dell'amore dei vicoli bassi, l'amore della prostituzione";
  -la disperazione del manicomio;
 -le insicurezze: "Ho sempre rifiutato a priori l'idea di poter piacere a qualcuno: il mio aspetto, la mia logorrea e poi quella voglia di tradire i principi migliori, mi rendevano antipatica ai miei stessi occhi";
  -il desiderio di tenere vicine le figlie che invece ogni volta venivano affidate a sconosciuti dietro compenso; 
  -la timidezza: "...l'ho fatto con molto pudore, perché sono convinta che l'amore non viva senza il pudore: l'umiltà di pensare che non si è degni della persona amata";
  -la felicità di alcuni momenti e la solitudine di altri.
  La sensazione che traspare da tutta l'opera è il desiderio di comprensione. La necessità di trovare una guida nei dottori o un conforto tra le braccia di un uomo, così come la sua consapevolezza e accettazione della morte, segnano il passo a una condizione di isolamento causato dalla separazione da chi non riesce a guardare il mondo con gli occhi del poeta, da chi non sa vedere il vero e si circonda di vane parole.
  "Entrambi egoisti fino allo spasimo, gelosi che l'uno possa guardare 
nel profondo l'animo dell'altro, non osiamo neppure sperare di diventare 
amici e ci copriamo di quel letame immondo che la gente chiama cultura".

A.

martedì 10 maggio 2016

Concorso Elca Ruzzier 2016

   Anche quest'anno la Casa Internazionale delle Donne di Trieste, la Casa editrice Vita Activa e il gruppo della Regione Friuli Venezia Giulia della Società Italiana delle Letterate indicono un Concorso letterario intitolato a "Elca Ruzzier. Una donna da non dimenticare”. 
   Obiettivo dell'evento è diffondere la conoscenza e la valorizzazione di donne del presente e del passato che hanno avuto una rilevante importanza nella loro attività e nel loro ambito specifico e territoriale.
   Il premio del concorso consiste nella pubblicazione, da parte della Casa editrice Vita Activa, di un'antologia con gli scritti vincitori e selezionati.

Se siete appassionate di scrittura, se avete una storia da raccontare,
inviate il vostro testo entro il 30 Giugno prossimo.
Possono partecipare sia uomini che donne con testi inediti,
e gli under 21 partecipano gratuitamente. 
Non lasciate che volti, parole e suoni vadano dimenticati:
testimoniare è un primo passo verso un futuro ricco di esperienze e sentimenti!

Per maggiori informazioni sul concorso, consultate il sito della Casa editrice Vita Activa.

A.