lunedì 18 dicembre 2017

Zanette Chiarotto





















Mi permetto un omaggio personale, in questo blog "pensato" durante la prima conversazione tra me e Zanette Chiarotto:
Addio Zanette, grazie per la tua amicizia e per il tuo aiuto... 
... E nella lontananza geografica con la Biblioteca Ruzzier, pur nella vicinanza virtuale, ora che tu non ci sei più, ora che non posso più contare sulla tua gentile "supervisione-approvazione"... a me sembra di non aver più niente da scrivere nel blog!
Il blog continuerà a prosperare, ne sono sicura.

Angela Siciliano

Metto in evidenza il post di Zanette, del 9.5.2014, dedicato a una breve poesia di Emily Dickinson:
http://centrodocumentazioneelcaruzzier.blogspot.it/2014/05/una-parola.html



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lunedì 27 novembre 2017

Scrivere un sorriso

   La tua vita è la tua storia: le parole che scrivi sono la voce della tua anima.
   A volte, però, non ci sono parole che valgano una vita intera; certi vuoti, certe esperienze non si riescono a condensare in qualche riga, nero su bianco.
   Proprio nel periodo dell’anno in cui diamo enfasi alla battaglia delle donne contro chi di loro si approfitta, abbiamo perso una guerriera, una donna che di battaglie se ne intende. Una soldata della vita che di lotte ne ha affrontate tante, senza abbattersi mai. Una donna che alla Casa Internazionale ha dato tanto: la sua passione, il suo talento, il suo tempo, e soprattutto i suoi sorrisi. Una donna che credeva nell’importanza della cultura, che cercava di accogliere quante più persone possibili nella biblioteca di Via Pisoni e di condividere gesti e parole con chi segue questo blog da ogni parte del pianeta. Una donna che non voleva niente in cambio se non la felicità nei volti di chi incontrava. Un animo gentile con cui non si poteva non entrare in sintonia. I silenzi si faranno più cupi ora che le stanze della Cid non risuoneranno più della sua erre moscia.

   Au revoir, Zanette


A

lunedì 23 ottobre 2017

Casa editrice Vita Activa









Vita Activa è un progetto di editoria femminile e indipendente. 
I libri editi risultano consoni agli scopi perseguiti dall'Associazione Casa Internazionale delle Donne di Trieste.
Vai al sito della casa editrice Vita Activa 
alla pagina relativa al Concorso letterario biennale "Una donna da non dimenticare", intitolato a Elca Ruzzier
e al catalogo.




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venerdì 20 ottobre 2017

Una poesia di Patrizia Valduga

Patrizia Valduga al napoliteatrofestival.it - 2017






















In DONNA DI DOLORI
di Patrizia Valduga
Mondadori, 1991


Ammetti, non può essere che così.
Ancora io, eccomi ancora qui,
nella mia abituale eterna attesa
e tenuta in tremore ancora, stesa
lungo un inconcepibile passato...
Sei lì? mi senti? Oh mondo ammutinato,
chiedo soltanto un poco di conforto!
Nel primo anniversario del mio aborto
io prendo la frequenza d'agonia:
per il mio mondo che mi cola via,
per quello tuo, fatto di pranzi e cene,
per tutto il sangue che va e che viene,
per la muta di iene che mi preme,
per le mie mute pene tutte insieme,
per tutte le ragioni e tutti i torti,
e per tutti i miei morti, cari morti
gli uni sugli altri, aringhe sottoterra,
per questo amore qui al chiaro di terra
o per le vie dell'universo intero,
per il bello che è splendore del vero,
e per amarmi ancora come sono
e per essere ancora come sono
chiedo perdono perdono perdono...



Link: poesia.blog.rainews.it
e La tentazione (IX) in letture-e-riletture.blogspot.com

(Angela Siciliano) 

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sabato 14 ottobre 2017

La voce di Dacia Maraini

Dacia Maraini, qualche decennio fa: repubblica.it















Da DONNE MIE
di Dacia Maraini
(Einaudi, 1974)


Le poesie delle donne

[...]
La sua voce sarà forse dura e terragna
ma è la voce di una leonessa che è stata
tenuta pecora per troppo tempo assennato.
E' una voce fiacca, grezza e mutilata
che viene da lontano, da fuori della
storia, dall'inferno degli sfruttati.
Un inferno che non migliora la gente
come si crede, ma la rende pigra
malata e nemica di se stessa.



Donne mie

[...]
Donne mie dalle dita che puzzano di aglio,
donne mie dalle vene varicose, gli occhi
feroci, le mani insolenti, la bocca timida,
vi hanno insegnato a essere cretine, povere,
dipendenti, vi hanno insegnato a dire
sempre di sì, con astuzia degradante, con
candore massacrante, con vigore represso.
Vi hanno insegnato a lavorare, a ubbidire,
a tacere, a figliare, con gioia e purezza
senza acrimonia, per servire, aiutare,
sostenere, consolare l’uomo, sempre lui
nella sua smagliante illusione razzista.
Donne di marmo, di pece, di latte cagliato,
voi lavorate ogni giorno senza stipendio
per i figli, il marito, i cugini, i nipoti,
i fratelli, i nonni, i padroni tutti
che vi vogliono belle e pure come oggetti sociali.
Se dite no vi sembra di fare peccato,
per questo dite sempre di sì, con l’animo
sciolto e la testa piena di fumo amaro,
dire di sì e in cambio ricevere un bacio
di buonanotte dal caro figlio del cuore
su una guancia rugosa che sa di lardo e di acqua sporca
[...]


Link: womenews.net - repubblica.it - ilsole24ore

(Angela Siciliano) 

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lunedì 2 ottobre 2017

La patria di Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli















Da PATRIA
di Patrizia Cavalli
(nottetempo, 2011)


[...]
A questo punto si vada alla radice,
si tagli via la sua avventizia desinenza
ed esca allo scoperto, bello compatto, il padre.
Niente più foglie qui mosse dal vento,
niente più rami e rametti spensierati,
ma un tronco spoglio, un grande tronco saldo
tutto riattorto in nodi di potenza:
padre di ferro che mena a dritta e a manca,
padre di ferro che stritola e guadagna.
Io vado, tu no, egli va.
Chi resta l'applaude? Mi sa.

[...]
Io non mi fido di chi non ha l'olfatto
di chi se ne sta buono con l'albero magique.
Di chi può ingurgitare orribili sapori,
e non in quanto orribili, ma perchè insapori.
Non mi fido di chi subisce senza
farci caso l'atrocità di inutili
rumori, o di chi al tocco scambia
la canapa col raso. Non mi fido
di chi non vede quanto è brutta Roma
a altezza d'uomo, né di chiunque monco
dei suoi residui sensi, si affida fiacco
a preordinati assensi
Per quanto io li senta vacillanti,
spersi e sfiniti da un sempre più perfetto
dispositivo il cui unico scopo
è renderli inattivi, io li ringrazio
se ancora mi forniscono
ripulse e inclinazioni: in queste io confido
se voglio riconoscere ciò che mi è dolce patria
fra tutto quello che da lei mi espatria,
che della sua esistenza, per quanto
intermittente, non ho altra garanzia.

[...]
Sì, è più facile trovarla in chi lavora,
soprattutto se lo fa con le sue mani.
Ma deliziosamente sta persino
in certi sfaccendati, i sempre
più sparuti assistenti del niente,
negati pei negozi, distratti come sono
in ozi sontuosi, dalle opinioni scarse,
molto timide, cedevolmente pronte
a trasformarsi in sì. Creature umbre spesso.
Quante ne ho incontrate nei paesi
sedute fuori casa o ciondoloni
tra il bar e il giornalaio,
che se gli chiedi l'ora
ti rispondono: le sei, però
quello che dico sbajo.

[...]



Link: repubblica.it/cultura

(Angela Siciliano)


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domenica 1 ottobre 2017

Il tuttocorpo di Jolanda Insana

Jolanda Insana (1937-2016). Foto in poetarumsilva.com






















In Clausura (Crocetti,1987)
da La parabola del cuore 

[...]
sono qui e dici no all'abbraccio ammagatore
perché non vuoi che si veda quanto poco si ragguaglia la misura
ma io posso testimoniare che non fu illusione e la vista
durò aguzza per due notti
poi la visione per più di un mese e ora nell'addiaccio
l'estasi perde levatura e stramazza in stasi

[...]
non riesco a riacciuffare il tuttocorpo effuso
dalla clausura della parlata monca e nel rintocco
del sangue il lutto è defraudato
ma quando dico di queste cose è di un'altra che parlo
di un'altra che finge di non parlare

[...]
offesa non ho che contemplarmi nella prima fenditura
riascoltando l'eco dell'ultima domanda
- io ti ho dato questa clausura
e tu cosa puoi darmi tu?

[...]
tutto è già avvenuto e sono ebbra di vino
che abbraccia lo stomaco
e per troppo fastidiume abbandono le strade
dell'omotonia e svolgo e avvolgo etimologie
apparigliandone la differenza

è una ramosa sorte
a vivere così canzonando in dolce scontegno

[...]
ai colpi tremendi serro i denti e sento
che non c'è compagnia dentro l'impossibile empito
dell'impeto e per una notizia in più
do tutto quello che è mio perché il tuo resti tuo
ma sbaglio accento per troppa nudità e tremo e mento
contro la tracotanza dell'imperio
l'anima si leva e dice
- datemi una boccata d'aria e rinnegherò il nemico




Link:  il messaggero

(Angela Siciliano) 

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lunedì 25 settembre 2017

Due poesie di Chandra Livia Candiani

Chandra Livia Candiani in succedeoggi.it













Da LA BAMBINA PUGILE 
ovvero
LA PRECISIONE DELL'AMORE
Einaudi,2004


1
La gioia irriverente
di conoscerti
martella nelle mani
picchia alla gola
stende ai miei piedi
un baratro, una primavera.
Lo sparo della dimenticanza
di una tua parola
un abbracio raso al suolo
un pane sbocconcellato
dal silenzio. Ho tremore
il rumore di un fiocco
di neve che tocca terra
assorda ogni tentativo
di fare parola
d'amore di tregua
di sale di pane
che accoglie l'ospite desiderata,
la spezzata lingua
dei cuccioli senza tana:
vivo un mondo
di millimetri.


2
Per non farti male
il pane
lievita taciturno
buio.
Per non farti male
la luce
vela di bianco
il tappeto a tinte
troppo intense.
Per non farti male
piego le lenzuola
con gli angoli all'interno
e non c'è fruscio
che non copra
con palate di terra.
Di silenzio.
Perdo oggetti ovunque
semino smarrimenti.
Per non farti
male.
Sei bussola rovente
sotto il rumore dei remi.
Della stessa sostanza
della solitudine
sei.


Link: lestroverso.it

(Angela Siciliano) 


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giovedì 21 settembre 2017

Due poesie di Roberta Dapunt

Roberta Dapunt
















Da LE BEATITUDINI DELLA MALATTIA
di Roberta Dapunt
Einaudi, 2013

(Dialogo con UMA che in ladino significa madre,
per l'autrice ormai nome-concetto universale).




Il freddo corridoio e le corone di fiori,
odore di estati messe a seccare.
Chiamami quando avrai finito di lavarti.
ti vestirò le calze, ho posto le pantofole ad aspettare
i tuoi piedi dalle dita intrecciate.


2
il dialogo

A nulla io dico, nulla tu rispondi.
Così ora tu sai ciò che io non sapevo,
tu racconti ciò che io non avrei ascoltato prima,
tu ascolti ciò che io non avrei detto mai.
Ci siamo necessarie, dunque.
Così poco basta ad essere fondamentale nei giorni,
seppure nei tanti libri, scritture espongono discorsi ideali.
Ce li teniamo sopra la testa, mentre il silenzio,
tu e io, dimenticate ancora prima di aver dimenticato.
Che sia poetico forse anche il nostro tempo, Uma?



Link: franzmagazine.com


(Angela Siciliano)
 
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mercoledì 9 agosto 2017

Chansons des filles de mai

Alba de Cespedes, partigiana Clorinda (1911-1997)



da Le ragazze di maggio (1968)
di Alba de Cespedes
(Mondadori, 1970)


Vendetta
"Guardate vostro padre,
ragazzi, guardate

che vita fa.
Casa e ufficio,
ufficio e casa,
da vent'anni.
Non ha conosciuto giovinezza
né viaggi né feste,
non ha mai preso un'ora
per se stesso, né un'ora
né un soldo:
s'è ammazzato, per la famiglia.
E voi adesso,
vorreste..."
................... "Appunto,
noi vogliamo ammazzare 
la famiglia, per vendicarlo."
.

*
.
Vengeance
.
" Regardez votre père,
mes enfants,
regardez la vie qu'il mène:
de la maison au bureau,
du bureau à la maison,
depuis vingt ans.
Il n'a pas joui de sa jeunesse,
ni des belles saisons,
il n'a jamais pris une heure
pour lui-même, ni une heure
ni un franc:
il s'est tué pour sa famille.
Et vous, à presént,
vous voulez..."
---------------" Justement,
nous voulons tuer la famille,
pour le venger."

---

Chansons des filles de mai, scritto originariamente in francese fu tradotto in italiano dall'autrice stessa.

Link: ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio
più informazioni sul Chansons des filles de mai in generAzioni.net


(Angela Siciliano)
 
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lunedì 7 agosto 2017

Due poesie di Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri, foto in klpteatro.it





















Da Bestia di gioia 
di Mariangela Gualtieri
(2010, Einaudi)


1
La bambina è rimasta con me.
Non è mai nata.
Si sbilancia fra i miei precipizi
ride forte e lenta dorme
e  forte resta
resta sempre. Col suo cuore
che fa cuore col mio.
La bambina  di sole azzurrina.


2
Il cielo messo sopra le teste
in una veste d’azzurro palpito
accolto dentro si bagna
penetra sottilmente in ogni poro
del mondo come alimento d'amore.
Il cielo nella tessitura d'acque
che lo compone non indietreggia
si condensa in fontane
si sparpaglia in brine si sprigiona
si dona a noi che respiriamo
la sua formula in fusione
di ciò che non si vede con ciò
che nasce e trema.




Link: sassilive.it filidaquilone.it


(Angela Siciliano)

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lunedì 10 luglio 2017

Due poesie di Lalla Romano

Lalla Romano . Foto in lastampa.it

















Da
Giovane è il tempo (1974)
di Lalla Romano (1906-2001)


1

Se hai premuto nel sogno
la mano contro il mio petto
una orgogliosa cavalla
s'impenna
vuole libere strade
e sterminate pasture


2

Nessuno può derubarci della gioia
la nostra gioia sotterranea
come tenera acqua
come vena di roccia




Link: lallaromano.it
 e L'eterno presente in letture-e-riletture.blogspot.it


(Angela Siciliano)

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martedì 4 luglio 2017

Due poesie di Biancamaria Frabotta

Biancamaria Frabotta






















Da Mani mortali (2012)
di Biancamaria Frabotta


1

Sono come i fantasmi
i poeti che ritornano
fra chi meno li aspetta.
Come loro
in eterno costretti
a pendolare
sulla stessa tratta.

2

La guerriglia si sposta di notte
sul lunotto di un orologetto al quarzo.
Sogni inutili, ultrasuoni, al raggio decisivo
una giusta, esatta soluzione.
Ma con la luna nuova tutti tocca la stessa sorte.
Alzarsi nel buio, strisciare nell'obbligata trincea
lungo le pareti, senza centro, né gravità, arrancare
prendere un po' d'acqua, perderne altrettanta.




Link: B. Frabotta in poesia.blog.rainews.it e in ilcentro.it


(Angela Siciliano)

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