lunedì 21 dicembre 2015

Una biblioteca di auguri!

Durante questo periodo di feste che sta per cominciare, quando aprirete un regalo, o riabbraccerete il vostro nipotino, o sfornerete il dolce più buono che vi sia mai riuscito o vi concederete finalmente un bel bagno caldo con tanta schiuma, vi auguro di riempirvi di gioia come Useppe quando iniziò a scoprire il mondo che lo circondava.
…perché la felicità risiede nelle piccole cose e l’amore va mostrato e accolto senza confini il 25 Dicembre così come il resto dell’anno.

«Tutto ciò che vedeva intorno lo interessava e lo animava gioiosamente. Mirava esilarato i fili della pioggia fuori della finestra, come fossero coriandoli e stelle filanti multicolori […]. Il colore d'uno straccio, d'una cartaccia, suscitando innanzi a lui, per risonanza, i prismi e le scale delle luci, bastava a rapirlo in un riso di stupore. Una delle prime parole che imparò fu ttelle (stelle). Però chiamava ttelle anche le lampadine di casa, i derelitti fiori che Ida portava da scuola, i mazzi di cipolle appesi, perfino le maniglie delle porte, e in seguito anche le rondini. Poi quando imparò la parola dóndini (rondini) chiamava dóndini pure i suoi calzerottini stesi a asciugare su uno spago. E a riconoscere una nuova ttella (che magari era una mosca sulla parete) o una nuova dóndine, partiva ogni volta in una gloria di risatine, piene di contentezza e di accoglienza, come se incontrasse una persona della famiglia». La storia, Elsa Morante

Per il 2016 il desiderio più grande che il Centro di Documentazione può esprimere è di vedervi riempire la sua biblioteca e sfogliare i libri e le riviste che riempiono i suoi scaffali: potrete scegliere un volume per ognuno dei 366 giorni dell’anno che verrà!

Buone feste, buone letture e buona vita nuova!

mercoledì 16 dicembre 2015

Imparare ad amarsi

«Imparai a leggere a cinque anni […]. 
A otto anni imparai ad andare in bicicletta […]. 
A dodici anni imparai che ero grassa […].
Imparai a stare a dieta… e, naturalmente, a barare sulla dieta. Imparai a provare infelicità e vergogna, a evitare gli specchi e gli sguardi maschili, a difendermi in anticipo dagli insulti che inevitabilmente mi aspettavo […]. Imparai una serie di trucchi per rendermi invisibile […], considerarmi esclusivamente un corpo, e per giunta un corpo che aveva mancato il bersaglio, che si era trasformato in una cosa orrenda, sgradevole, indegna di amore.
Mi sarei potuta descrivere in mille modi – intelligente, spiritosa, gentile, generosa – ma scelsi un unico aggettivo, quello che il mondo aveva scelto per me: “grassa” […].
Quando mia figlia nacque due mesi prima del previsto imparai che esistono […] esperienze più spaventose che provare un costume da bagno davanti al triplice specchio di un negozio […].
Ma ho imparato che esiste anche il conforto di poter contare su persone che ti amano, di chiedere aiuto e di capire finalmente che meriti considerazione e amore anche se non scenderai mai sotto la taglia quarantotto […].
La verità è che vado bene come sono. Ed è sempre stato così […]. Mi amerò come sono […]. Mi amerò perché sono forte […].
Ma soprattutto amerò mia figlia. Le dirò che è bella […]. E le dirò che indipendentemente dalla sua taglia potrà essere felice, forte, sicura di trovare amici, il successo e persino l’amore.»

Brava a letto di Jennifer Weiner non è sugli scaffali del Centro di Documentazione, ma secondo me è un libro che dovrebbe essere nella libreria di ogni ragazza. Magari per le più intellettuali sarà solo un romanzetto da ombrellone, invece per me, ragazza, e donna, insicura e a disagio col suo corpo mai sotto la taglia quarantotto, ha significato tanto. Vedere scritto nero su bianco che una possibilità c’è anche per me mi ha dato la spinta per continuare a crederci. Ed è proprio questa spinta che dobbiamo comunicare a ogni donna, madre, cugina, ragazza, sorella, amica, vicina di casa che incontriamo; dobbiamo sempre ricordarci di dir loro che indipendentemente dalla loro taglia, da come si vestono, dalla lingua che parlano, dalle rughe che segnano il loro viso, potranno essere felici, forti, sicure di trovare amici, il successo e persino l’amore. Non dobbiamo nascondere il bello che c'è in noi. «La nostra vita» dobbiamo dir loro, «la tua vita, sarà straordinaria».


A

giovedì 10 dicembre 2015

Le donne della Cid festeggiano assieme alle scrittrici del concorso Elca Ruzzier


   L'11 Dicembre per gli amici della Casa Internazionale delle Donne di Trieste è una data importante da ricordare: si festeggia l'apertura della Casa a tutte le donne e agli uomini che condividono gli ideali di cooperazione, libertà e cultura delle fondatrici. 
   Quest'anno, però, c'è un motivo in più per festeggiare: le scrittrici scelte e segnalate dalle giurate della casa editrice Vita Activa verranno premiate per aver partecipato con un bel racconto al concorso annuale di scrittura intitolato a Elca Ruzzier, Una donna da non dimenticare
   Nell'edizione 2015 sono state tre le autrici premiate e ben undici quelle segnalate per aver condiviso, con la casa editrice, prima, e con i lettori del libro che verrà pubblicato, poi, la propria personalissima storia di una vera donna da non dimenticare. Nei loro scritti si parla di madri, di nonne, di intellettuali, di combattenti; donne che, nel loro piccolo, hanno lasciato il segno. 
   E le scrittrici che vorranno leggeranno per noi un passo del loro racconto, così che anche il compleanno della Casa delle Donne sia un giorno da non dimenticare.

A

martedì 1 dicembre 2015

Il Centro di Documentazione Elca Ruzzier, nel suo ciclo di incontri con scrittrici locali, e la sua bibliotecaria, Simonetta Pasqualis, giovedì 3 Dicembre presentano il libro L’altra metà della mela, di Simona Cerrato, donna di scienza che da anni si occupa di editoria e divulgazione. 

Quella che vi verrà presentata è una storia vera, un viaggio alla scoperta di un paese meraviglioso, il Nepal, segnato, sì, da tanti eventi  tragici, ma ancora tutto da scoprire. Dopo aver visitato questo paese del lontano oriente con la consapevolezza tipica di due donne che hanno imparato, vissuto, lottato e amato, Simona Cerrato e Isabella Bembo decidono di pubblicare un reportage del loro viaggio vissuto in prima persona, alternando immagini e parole per restituire al lettore ogni sguardo, profumo e suono che del Nepal volevano catturare. Il tutto è raccontato attraverso gli occhi di un gruppo di bambini alla ricerca delle loro origini, perché, si sa, nulla riempie di più della curiosità dei bambini, che nello scoprire il mondo mettono in gioco tutto loro stessi. 

Le presentazioni che le autrici fanno del loro libro L’altra metà della mela ruotano attorno all’associazione Apeiron, organizzazione di volontariato che opera in Nepal a favore di donne e bambini, tra le categorie più svantaggiate in quel paese ricco di tradizioni e bellezze naturali, ma ancora povero di opportunità e uguaglianza. Proprio per approfondire l'argomento, nella Casa Internazionale delle Donne giovedì sarà presente anche una rappresentante dell'associazione, Michela Monachesi.

A

giovedì 26 novembre 2015

We need hope, not fear

  Violence against women and girls is a grave violation of human rights. Its impact ranges from immediate to long-term multiple physical, sexual and mental consequences for women and girls, including death. It negatively affects women’s general well-being and prevents women from fully participating in society. Violence not only has negative consequences for women but also for their families, the community and the country at large. On a national level it has tremendous costs, from greater health care and legal expenses and losses in productivity, impacting national budgets and overall development.
That is why violence against women, particularly intimate partner violence and sexual violence against women, is not only a violation of women's human rights, but also a major public health problem.
  It is negatively surprising that about one in three women worldwide have experienced some form of violence in their lifetime. This violence, that can be displayed as sexual aggression, economic coercion, human trafficking, stalking, forced marriage and/or pregnancy or others,  causes physical, sexual or psychological harm, including physical aggression, sexual coercion, psychological abuse and controlling behaviours.
  Women give so much to society that we cannot just watch them suffer and try. Each nation has to adopt and enforce laws to address and punish all forms of violence against women and girls, in line with international human rights standards, and emphasize prevention in all levels of society.

A

domenica 22 novembre 2015

La casa de los espìritus

Via di Crosada, Trieste
Benvenuti nel La casa degli spiriti, lì dove tutto è possibile, dove c’è spazio per i conservatori e i rivoluzionari, per gli uomini di scienza e le donne del fato, per le partenze e gli arrivi, per la generosità e l’avarizia, la tradizione e il progresso. Dovrete farvi largo tra pesanti libri di medicina e orribili statuette del presepe, i bauli dello zio Miguel e i gatti che la Nana faceva sparire, i gioielli mai indossati e le rimesse che arrivavano dalla tenuta in campagna. Nel La casa degli spiriti, insomma, c’è un po’ di tutto, perché la Allende ha voluto legare a un solo luogo le storie di quattro generazioni della famiglia Del Valle-Trueba, tratteggiando i contorni di ogni singolo personaggio che appariva sulla scena e legandolo alle vicende del contesto sociopolitico cileno a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. La casa degli spiriti, perciò, è un romanzo storico-sentimentale, narrato, come si scopre alla fine del libro, attraverso le annotazioni dei diari di nonna Clara lette da sua nipote Alba, che riesce così a ricucire gli eventi principali della sua famiglia e la storia del suo Paese.

L’unico personaggio che compare dall’inizio alla fine del racconto è Esteban Trueba, ma la sua vita sarebbe vuota senza la presenza variegata di diverse figure femminili: la sorella, le tanti amanti, la madre… e le donne della famiglia Del Valle. Nivea, Clara, Blanca e Alba di madre in figlia si trasmettono la purezza d’animo e la forza di spirito tipiche della luce che emana dai loro nomi. Sono donne che lottano in silenzio, ma che amano intensamente.
Clara, una dei personaggi forti del romanzo, ha un dono: riesce a comunicare con gli spiriti; questa sua dedizione per il soprannaturale, però, la porta a trascorrere un’esistenza avvolta nei ricordi e nel silenzio.

Era dell’idea che dando un nome ai problemi, questi si sarebbero materializzati e non sarebbe più stato possibile ignorarli; invece, se si fossero mantenuti nel limbo delle parole non dette, avrebbero potuto scomparire da soli, col passare del tempo”.

E invece è proprio il non dire, il tacere, il nascondersi che porta tanti guai a questa famiglia, che si trova ad affrontare problemi economici, politici, sociali e sanitari… ma alla fine l’amore per la famiglia riesce a vincere sul tempo e le ostilità, e per ogni spirito che si spegneva, un altro nasceva e riempiva la casa con la sua presenza.

La casa degli spiriti di Isabel Allende lo trovate nel nostro Centro di Documentazione con l'etichetta Let Lat All Cas. 


A

giovedì 12 novembre 2015

Essere madre dove è difficile essere donna

Un incontro formativo è un’esperienza che da una nuova forma ai tuoi pensieri, un’epifania che plasma il tuo modo di essere; e oggi la Casa Internazionale delle Donne ci offre proprio questo, un momento di formazione e arricchimento personale. Lo fa attraverso la testimonianza di Rossella Vatta, infermiera pediatrica di Emergency, che ci racconterà cosa vuol dire essere madre in un paese, l’Afghanistan, dove è difficile essere donna.  

Le barriere lungo le strade rendono arduo l’approvvigionamento di medicinali e generi di prima necessità.
Le barriere di una cultura tradizionale patriarcale rendono difficoltosa la vita delle donne e la loro esperienza di maternità.
Ma non ci sono barriere tra chi vuole aiutare a sorridere e una nuova vita che si fa spazio nel mondo. 

Il Centro di Documentazione Elca Ruzzier vuole favorire la partecipazione su temi di attualità e di interesse per le donne; per questo vi aspettiamo oggi pomeriggio alle 17:30.

A

domenica 8 novembre 2015

Ho sempre avuto mani di gesso nell'amore

L’amore: l’amore che uccide, l’amore che da vita; l’amore che fa soffrire, l’amore che insegna.
Le donne: le donne che amano, le donne che sono amate; le donne violentate, le donne trascurate.
In Non ti muovere c’è tutto questo. C’è un mondo freddo pieno di persone distanti che si chiedono cosa hanno fatto per meritare tanta solitudine. C’è la difficoltà paradossale di essere autentici nella ricerca della verità. C’è una storia viva che odora, che sanguina e respira. C’è un uomo che racconta come il destino lo abbia accerchiato per prendersi gioco del suo studiato cinismo.
È un romanzo che lascia il segno, e quello che stupisce è l’abilità della scrittrice nel descrivere questo mondo di amore e donne attraverso gli occhi di un uomo. I suoi pensieri, i suoi istinti lo rendono il protagonista di questa storia… o forse la vittima.
Elsa, Angela e Italia sono le donne che segnano la vita di Timoteo: chirurgo, marito e padre modello, o almeno questo è quello che voleva far credere a noi e a lui stesso prima di crollare davanti a forze più grandi di lui.
Elsa, la moglie, una giornalista sin troppo bella, che condivide col medico un’intesa solo di facciata; il loro matrimonio da sedici anni sembra sempre in crisi, tanto da rendere questa situazione normale nella sua anormalità.
Angela, la figlia, una quindicenne ormai abituata all’assenza del padre, che la considera un’adolescente qualunque, più che il sangue del suo sangue; e invece è proprio quando la ragazza è sul punto di morire che Timoteo si rende conto della sua distanza dalle persone che più avrebbe dovuto proteggere e confessa attraverso un silenzioso dialogo con la figlia la sua difficoltà di amare.
Italia, l’amante, una donna semplice, di umili condizioni e, per certi versi, insignificante, verso cui il protagonista prova un’attrazione viscerale; attraverso, prima, una squallida violenza e, poi, un’infantile tenerezza i due intessono un rapporto conflittuale dove si alternano generosità e senso di colpa. Sarà questa donna a mettere in discussione le certezze del chirurgo e a guidarlo in un doloroso cammino verso la condivisione delle emozioni.

     “Cosa vuol dire amare, figlia mia? Tu lo sai? Amare per me fu tenere il respiro di Italia nelle braccia e accorgermi che ogni altro rumore si era spento”.
      “Non è stato facile amare per me, Angela, credimi, non lo è stato, ho dovuto imparare. Ho dovuto imparare a carezzare una donna, a mettere la mano nel verso giusto. Mani di gesso, ho sempre avuto mani di gesso nell’amore”.

Il dolore più grande che il protagonista condivide con i lettori è la sua consapevolezza di non essere mai riuscito a voler bene davvero...


…con lo stile della Mazzantini è così: o ti piace o non ti piace, e a me questo libro piace, per questo, a più di dieci anni dalla sua pubblicazione e nonostante le già migliaia di recensioni, secondo me vale la pena rileggere e spendere qualche parola per Non ti muovere. Lo trovate nel nostro Centro con l'etichetta Let Ita Maz Non.

A

giovedì 29 ottobre 2015

30 ottobre 2015: Un libro lungo un giorno

Quanto è lungo un libro, secondo voi?

274 pagine? 12 notti necessarie a leggerlo? Un pianto, tanti sorrisi e un’arrabbiatura per il finale che non vi piace?

Misurare un piacere, un’emozione, non è facile, ma per la Regione FVG ci vuole almeno “Un libro lungo un giorno” per essere felici! O, detto in altre parole, bisogna dedicare perlomeno un giorno all’anno al fomento della lettura.

Per questo il 30 Ottobre anche Trieste si riempirà di iniziative che coinvolgono centinaia di libri e di lettori, come auspicato dal progetto "Libriamoci" dei Ministeri dei Beni Culturali e dell'Istruzione. E il nostro Centro di Documentazione non poteva non raccogliere l’invito.

Dalle ore 15:00, e per tutto il pomeriggio, la Casa Internazionale delle Donne si riempirà di parole, storie e rime, lette e condivise non solo dalle amiche della casa editrice Vita Activa, che presentano alcune loro pubblicazioni, ma anche dalle altre donne che, come noi, amano il profumo della carta stampata e il tocco delle dita sulle pagine bianche, che sfogliano delicatamente come si fa con gli album di fotografie.

Le fresche mura della nostra biblioteca hanno bisogno del calore delle vostre voci per affrontare l’inverno. Vi aspettiamo, domani e sempre, in Via Pisoni, 3. 

A

lunedì 26 ottobre 2015

Un esodo. Storia minima di una "grande" famiglia istriana


Un viaggio, centinaia di emozioni, migliaia di storie, tutte con la stessa importanza, lo stesso valore.

Il valore di una famiglia che si fa coraggio e sceglie di partire, alla ricerca di un futuro migliore; il valore di un clan che si vede restituire il giusto merito per aver saputo ricominciare, tramandando l’eco degli sforzi fatti e dei soprusi subiti.

A raccontare questa storia è una donna, Carmen Ceppa, che ha vissuto anche lei sulla sua pelle il dramma di essere catapultata in una realtà completamente diversa da quella d’origine per motivi del tutto estranei alla sua volontà.

Il fulcro di questo romanzo non è semplicemente l’esodo degli istriani, individuato piuttosto come chiave di volta delle vicende familiari, ma la piccola storia di una grande famiglia qualunque, a partire dalle occupazioni quotidiane organizzate dalla matriarca e da una panoramica sulle ricette e i proverbi contadini.

Si tratta di “un esodo”, e non de “l’esodo”, perché quello degli istriani è solo una delle tante migrazioni della storia che vedono popoli interi abbandonare con ogni mezzo, e spesso a rischio della vita, le proprie terre a causa di guerre, persecuzioni e carestie. E le donne migranti, seppur presenza a volte poco visibile in rapporto agli uomini, sono quelle che più ostacoli devono patire prima di poter rinascere a nuova vita.


Mercoledì 28 ottobre 2015 alle 17:30 il libro verrà presentato presso la Casa Internazionale delle Donne di Trieste dalla bibliotecaria del Centro di Documentazione, Simonetta Pasqualis, alla presenza dell'autrice, Carmen Ceppa, e della storica Silva Bon.

A

lunedì 13 luglio 2015

Concorso letterario E. Ruzzier 2015









La data del concorso
intitolato a Elca Ruzzier,
"Una donna da non dimenticare"

è stata spostata al 15 agosto 2015.

Vedi regolamento e contenuti nella pagina della casa editrice VITA ACTIVA



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mercoledì 24 giugno 2015

Il contrario dell'amore

indianaeditore.com



Venerdì 26 giugno 2015
alle ore 17.30

alla Casa Internazionale delle Donne di Trieste – Via Pisoni 3, 
il Circolo dell’UDI-Unione Donne in Italia “La Mimosa”
e il Centro Documentazione “Elca Ruzzier”
della Casa Internazionale delle Donne, presenteranno alla presenza dell’Autrice

IL CONTRARIO DELL'AMORE
di
Sabrina Rondinelli

Indiana Editore – 2014, .


Torinese, insegnante, conduttrice di incontri di scrittura creativa nelle
Biblioteche Civiche Torinesi, Sabrina Rondinelli collabora con la Fondazione Teatro
Ragazzi e Giovani di Torino e scrive audiofilm per le persone non vedenti.
Autrice di libri per ragazzi, il suo primo romanzo per adolescenti Camminare,
correre, volare
, sul bullismo al femminile, pubblicato nel 2008 dalle Edizioni EL, nel
2009 ha ricevuto il premio “Città di Penne” - Sezione “Letteratura per l’infanzia e
l’adolescenza” ed è stato finalista per il Premio Bancarellino.

Con Il contrario dell’amore, il suo primo romanzo rivolto ad un pubblico
adulto, la Rondinelli tratta il tema dello stalking (o “atti persecutori”, reato punito
dall’art. 612 bis del Codice penale), partendo da un’esperienza personale.

Eva, la protagonista del romanzo è una ragazza madre che diventa vittima di un
uomo che ha preso la parola amore e l’ha stravolta. Quando lei si accorge che la storia
non funziona, lui è pronto a tutto per riconquistarla. Ma la delusione del rifiuto si
trasforma in rabbia, in intrusioni e appostamenti, in una pioggia di telefonate mute,
email e sms, che scandisce le paure di Eva.
Come tutte le vittime di stalking, anche lei comincia a sentirsi colpevole,
sbagliata. E’ solo grazie all’esperienza di altre donne come lei che Eva troverà il
coraggio di reagire.

Il fenomeno dello stalking è purtroppo più diffuso di quanto non si creda,
perciò, oltre ai grandi passi avanti fatti dal punto di vista giuridico con il
riconoscimento di questo comportamento come reato nel 2009, sono urgenti anche
misure culturali di cambiamento della tradizione machista, per la quale la donna può
essere unicamente accondiscendente.
Secondo Sabrina Rondinelli bisogna intervenire fin dall’infanzia, insegnando ai
bambini a rispettare le decisioni dell’altro e a sapersi relazionare.

Il contrario dell'amore su ilfattoquotidiano 
e su ilpostodelleparole.


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venerdì 22 maggio 2015

Tutto

The Sleeping Lady, Museum of Archaeology, Valletta, Malta



















TUTTO


Tutto -
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

*

Wszystko -
słowo bezczelne i nadęte pychą.
Powinno być pisane w cudzysłowie.
Udaje, że niczego nie pomija,
że skupia, obejmuje, zawiera i ma.
A tymczasem jest tylko
strzępkiem zawieruchy.



(La gioia di scrivere
Tutte le poesie di Wisława Szymborska
Traduzione di Pietro Marchesani).


(Angela Siciliano)

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venerdì 24 aprile 2015

Inseparabili





Dall'intervista
a Marguerite Yourcenar
di Claude Servan-Schreiber
nel numero 4  di effe
anno X,  Aprile 1982

Pagg. 27-31
Traduzione di Mariella Regoli
© Effe Magazine


[...]
Conoscevo Marguerite Yourcenar per averla incontrata all'epoca in cui stava ultimando la seconda parte dei suoi ricordi familiari. In quel periodo, eludeva tutte le domande personali con un sotterfugio: Adriano o Zenone, quelli che lei chiama i suoi "migliori amici", facevano irruzione nella conversazione rispondendo per lei, rievocando ciò che loro avevano detto , pensato, fatto in tale o talaltra circostanza. Identificandosi con questi grandi uomini, lei non capisce niente - nulla vuol comprendere - del movimento femminista."
[...]

Secondo lei, chi scopre oggi "Memorie di Adriano"  lo legge come avrebbe fatto nel 1951, epoca della sua pubblicazione?
Può sembrare ingenuo da parte mia, ma all'epoca in cui scrissi questo libro, vale a dire fra il 1947 e il 1951, noi avevamo quella specie di mezza uforia in cui ci si sente spesso alla fine di una guerra. Ci si dice che le cose possono forse aggiustarsi  e che non vanno poi così male come sembrava sei mesi prima; che il mondo crollato va aiutato nella sua ricostruzione  su delle basi più ragionevoli, più sagge, più visibili. [...]. Oggi, ancora mi dico che un uomo di buona volontà potrebbe molto. Credo di aver perduto un po' del mio ottimismo, dell'ottimismo che lo stesso Adriano perde alla fine della sua vita, giacché pensando alla guerra di Palestina, si rende conto che le conquiste che ha fatto non saranno durature. Ma io continuo a credere che ciascuno di noi possa molto.
[...]
Quando afferma che la solitudine è un falso problema intende dire che è una nozione esagerata? Come ha spesso affermato che anche la felicità è un concetto eccessivo?
La solitudine, la paura della solitudine, mi sembrano effettivamente, fino a un certo punto, dei concetti esagerati. Anche la felicità. C'è evidentemente la gioia, i momenti di gioia; la gioia di un cane che corre fra l'erba, la gioia di due innamorati che si ritrovano, la gioia di qualcuno lieto per aver ascoltato un concerto che sognava da tanto tempo. Vedo molto bene i momenti di gioia. Ma alla felicità come qualcosa di solido, qualcosa in cui uno si possa stabilire, confesso di non crederci.
[...]
La sua passione per l'ecologia è nota. Questo amore per la natura che da noi sembra così vivo, l'ha scoperto qui, in quest'isola superba?
Ho sempre avuto questa passione per la natura, ma è stato verso il 1955 che ho cominciato a sentire veramente quanto l'ambiente fosse minacciato.C'è stato un periodo in cui pensavo che la natura potesse sbrogliarsela da sé. Poi a un tratto mi sono resa conto che erano stati commessi troppi errori in tutto quello che riguardava la natura e l'uomo. Sono inseparabili. La protezione della natura è al tempo stesso la protezione degli esseri umani.
[...]


(Angela Siciliano)

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venerdì 17 aprile 2015

Donne da non dimenticare

www.vitaactivaeditoria.it

 








Concorso letterario annuale intitolato a Elca Ruzzier "Una donna da non dimenticare"

La Casa Internazionale delle Donne di Trieste, la Sezione della Regione Friuli Venezia Giulia della Società Italiana delle Letterate, indicono un Concorso letterario annuale intitolato a Elca Ruzzier, “Una donna da non dimenticare”.

Elca Ruzzier ha lavorato molto per la nascita della Casa Internazionale delle Donne di Trieste, ne ha condiviso gli obiettivi. Con questo premio vogliamo curare la memoria di questa straordinaria donna che, nella sua attività quotidiana, ha saputo coniugare le caratteristiche di impegno, solidarietà, apertura alle situazioni problematiche, carattere, positività, che sono proprie di molte donne del presente e del passato. Donne che sono lontane dai riflettori dei media e forse proprio per questo sanno essere presenti e attive in situazioni complesse, nei contesti in cui operano.

Obiettivo di questo premio è diffondere la conoscenza e la valorizzazione di figure di “donne da non dimenticare”, del presente e del passato, realmente vissute. Donne che hanno avuto una rilevante importanza nella loro attività, nel loro ambito specifico, nelle condizioni storiche nelle quali si sono trovate ad agire, e hanno dato dimostrazione di capacità, coraggio, disponibilità. Non tanto donne “famose”, quanto quelle figure di riferimento all’interno di particolari ambienti, come il contesto familiare, la scuola, il lavoro, il volontariato, l’attività sociale, culturale, politica, il paese o il rione, l'associazionismo.


Sarà dato ampio risalto al concorso e alle opere premiate sul sito della Casa Internazionale delle Donne di Trieste.

Si concorre inviando una singola opera di lunghezza non inferiore alle 5.000 battute e non superiore alle 14.000 battute spazi inclusi.
Sono ammesse al concorso opere inedite, in lingua italiana, slovena, friulana, o altre lingue con traduzione in italiano, non premiate in altri concorsi.

Il concorso si articola in tre sezioni:
  1. “Scritture soggettive”: lettera, pagine di diario, memorie, con al centro una figura di donna “da non dimenticare”.
  2. Saggio breve o presentazione narrativa di una donna della Regione Friuli Venezia Giulia “da non dimenticare”.
  3. Saggio breve o presentazione narrativa di una donna “da non dimenticare” di altri luoghi nazionali e   internazionali.
Premio: pubblicazione di una antologia con gli scritti vincitori. 
Come partecipare: Visita la pagina relativa al regolamento del concorso nel sito della casa editrice vitaactiva:  eccola!
 


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mercoledì 25 marzo 2015

Per bambine e bambini dai nove anni in su



































Proseguendo il Programma della Provincia di Trieste
intitolato Primavera di Donne 2015
in occasione della Giornata Internazionale della Donna

il 27 marzo 2015 ore 17.30
in Via Pisoni 3, Trieste

Il Centro Documentazione Elca Ruzzier
  e la Casa Internazionale delle Donne di Trieste

presentano il libro di

Corrado Premuda
UN PITTORE DI NOME LEONOR
Da Trieste a Parigi la scatenata gioventù di Leonor Fini
(Editoriale Scienza - 2015)

L'autore sarà presente, introduce Angela Siciliano


www.corradopremuda.com  / www.editorialescienza.it  / Casa Internazionale delle Donne di Trieste 
Centro Documentazione Elza Ruzzier




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martedì 17 marzo 2015

Comunicato stampa



 IL GIOCO DEL RISPETTO – PARI E DISPARI
LETTERA  APERTA ALLA STAMPA

Un gioco per bambine e bambini della scuola per l'infanzia – da 3 a 6 anni – è in questi giorni oggetto di un'animata discussione su vari giornali, a livello sia cittadino che nazionale.
Le donne che gestiscono la Casa Internazionale delle Donne di Trieste si sentono di dover fare una riflessione, sia come cittadine impegnate nella promozione sociale e culturale dei soggetti autonomi femminili in ogni campo, sia, in alcuni casi, come educatrici, insegnanti, mamme e nonne.
La lunga consuetudine di lavoro comune con le brave professioniste che hanno ideato e realizzato il gioco e con le politiche che l'hanno valutato e considerato meritevole di sostegno e diffusione nelle scuole pubbliche ci portano a credere che il tutto sia stato fatto con grande attenzione alle sensibilità coinvolte: quelle di bambine e bambini innanzitutto, poi quelle dei genitori e degli operatori scolastici. Risulta infatti che l'adesione sia degli insegnanti che delle famiglie sia volontaria, dopo che tutti sono stati informati, con le modalità usuali.
E' evidente che le legittime obiezioni di alcuni genitori sono state prontamente accolte da politici, curiali e stampa, in nome della difesa dei valori della tradizione. Tradizione che fin qui ha portato, com'è sotto gli occhi di tutti noi, ad una società in cui le diversità – di ogni tipo – non vengono ancora sufficientemente tutelate. Da tempo è aperto il dibattito su come ognuno di noi e la società tutta possiamo e dobbiamo reagire ad azioni che, partendo da "scherzi e giochi" arrivano fino al bullismo e ad efferati delitti, in nome di una malintesa "normalità". Conoscere l'altro e l'altra significa rispettare ogni persona.
Riteniamo utile citare qui l'art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
E' proprio questa "eguaglianaza di diritti" che "il Gioco del Rispetto" si propone di far conoscere e, possibilmente, applicare.
A chi sostiene che a 3-6 anni è troppo presto, ricordiamo che autorevoli esperti – anche su La Repubblica del 10 marzo – assicurano che già a 2 anni bambini e bambine capiscono le differenze di genere. Su tale argomento sono stati scritti saggi, esistono ricerche universitarie e tesi di laurea, anche dell'ateneo cittadino.
Riteniamo quindi di dover esprimere la nostra solidarietà alle professioniste ed alle politiche sotto attacco e la nostra fiducia che le istituzioni laiche e democratiche della repubblica sapranno rispondere adeguatamente alle varie sollecitazioni, tenendo conto anche delle opinioni di chi, come le firmatarie, ritiene che è dall'ignoranza che nascono mostri che vanno combattuti con l'educazione, la cultura e la conoscenza.

Tea Giorgi
per il Comitato di gestione della Casa Internazionale delle Donne di Trieste
Associazione di volontariato Luna e l'Altra
GOAP, centro Antiviolenza
La Settima Onda
Associazione Gattanera
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – PN
Interfemmes, Sezione femminile di Interethnos
SIL – Società Italiana delle Letterate
UDI-ZZI Circolo La Mimosa
Cooperativa sociale Cassiopea


Trieste, 11 marzo 2015

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LINK:   Il Progetto ludico-educativo "Pari o dispari, il gioco del rispetto" su Il fatto quotidiano, su Repubblica, su urbanpost.


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giovedì 12 marzo 2015

How We Survived Communism and Even Laughed




Come siamo sopravvissute al comunismo
riuscendo persino a ridere
di
Slavenka Draculić

Traduzione di Alessandra Calanchi
Il Saggiatore - 1994

Questa lettura arriva dopo aver letto l'inserto "Flirtare con uno sconosciuto" nell'ultimo Leggere Donna, un testo che originariamente è stato pubblicato su "Eurozine" alla fine di gennaio 2014.  
In quel testo Slavenka Draculić analizza l'occultamento dell'invecchiamento in generale, delle donne in particolare, nel mondo occidentale principalmente.
Non si scrivono molti libri sull'argomento, lo si evita in tutte le maniere e si inventano prodotti per nascondere le tracce del tempo sul corpo delle donne. Magari si scrive di una malattia mortale ma non del semplice invecchiare, della decadenza implicita. "L'ideologia dominante dell'eterna giovinezza" lo impedisce.
Il flirtare con lo sconosciuto del titolo allude ai tipici suggerimenti che si trovano in certi libri rivolti alle donne che stanno invecchiando: dal farsi il viaggio da sempre desiderato all'amoreggiare con uno sconosciuto.
Il suo articolo finisce così:
"Mi sembra che in fondo le scrittrici raccontino l'invecchiamento femminile, ma sotto forma di saggistica, nascondendolo dietro malattie 'moderne' (demenza, Alzheimer). Per trovare libri simili ho dovuto cambiare la parola nel motore di ricerca, sostituendo vecchio con Alzeimer.
Questo mi ha dato accesso a un mondo di sofferenza e decadimento, di immensa deprivazione e solitudine nella quale non c'è nessun flirt con uno sconosciuto, a meno che lo sconosciuto non sia la persona nello specchio del bagno."
Link: Flirting with a stranger

Mi sono incuriosita e ho voluto leggere altro di suo. Così sono arrivata al Come siamo sopravvissute al comunismo riuscendo persino a ridere:

Molto di quanto l'autrice racconta l'abbiamo vissuto anche noi a Ovest. Certo, il suo punto di vista era specifico, dentro un sistema che a un certo punto si era fossilizzato e infine è crollato. Ma a distanza di tutti questi anni sicuramente il suo  punto di vista si è arricchito di uno stupore in più: anche la ricchezza e la libertà dell'Ovest era ed è una patacca!
Anche noi abbiamo avuto i gabinetti in cortile (io nella mia infanza in Belgio, per esempio, e l'ultima volta che mi è stato proposto un gabinetto fuori, in un labirinto di terrazze, è stato nel 2010, a Trieste, quando cercavo un appartamento in affitto. Certo, lusso: non avrei dovuto condividerlo con altri, ma... ormai viziata da decenni dalle comodità non ho voluto prendere in considerazione quell'appartamento. Ma qualcun altro lo ha preso in affitto); e spesso l'impressione di avere da scegliere sugli scaffali dei supermercati e nelle vetrine dei negozi è fasulla, poiché modelli, mode e prodotti sono imposti dalle industrie, quelle che in fondo hanno il monopolio (anche se in certi casi nessuno le ha autorizzate ad averlo) e che quindi stanno proprio imponendo un acquisto piuttosto che un altro.
E certi gabinetti sporchi senza carta igienica, senza possibilità di lavarsi le mani e ancora altro di peggio, quelli basta andare su certe nostre autostrade o certi nostri treni - adesso - per trovarli!

Ma detto questo Slavenka Draculić ci descrive bene cosa ha significato vivere dentro quel sistema che in ultima analisi era - sempre con buone giustificazioni - maschilista fino all'osso.
Grandi discorsi teorici e profondi studi critici non potranno mai confrontarsi con la semplice constatazione della realtà fatta di piccole banali cose e anzi persino di cose delle quali per pudore non si parla o non si vorrebbe parlare. Slavenka Draculić giudica quei paesi e quel sistema anche da quanto poco hanno fatto per facilitare la vita delle donne, tutte lavoratrici, e di conseguenza anche delle loro famiglie, uomini compresi. Sorvoliamo sul bisogno (praticamente impossibile ma legittimo) di potersi sentire belle e uniche con un capo d'abbigliamento o un rossetto di una certa sfumatura, e soffermiamoci invece sul bisogno mai soddisfatto di vedersi alleggerire il fardello di lavoro sempre definito "femminile" anche se poi i lavori definiti "maschili" le donne "emancipate" dei sistemi comunisti li hanno condivisi e se ne sono presa la responsabilità.
Parliamo per esempio dell'assenza quasi totale di una ormai per noi banale lavatrice (che da decenni - nella versione più facile e meno ingombrante - è quasi in ogni appartamento in certi paesi detti capitalisti o è a disposizione negli spazi comuni di molti condomìni, in altri paesi come per esempio quelli scandinavi che sono la prova di un sistema possibile a metà tra socialismo e capitalismo).

E che dire degli assorbenti igienici e dei tamponi, entrambi inesistenti negli allora paesi comunisti - per cui le donne hanno dovuto continuare a usare metodi obsoleti e faticosi per far fronte a ogni loro singola mestruazione per decenni, anche quando ormai a Ovest la mestruazione era diventata quasi un giochetto da ragazzine.
Disagi dunque tutti femminili e quindi per il sistema accantonabili, rimandabili a un dopo che non è mai arrivato.
E il riciclo inevitabile di qualunque cosa (senza una coscienza ecologica ma soltanto per potersi difendere da tutte le possibili carenze)?
E le abitazioni che da piccole diventavano minuscole dovendosi moltiplicare più volte per far spazio a nuovi inquilini? 
Tutte cose che se si vuole si possono anche guardare con un poco di umorismo, quanto basta per non cadere nella disperazione. Per fortuna, come si sa:  mal comune mezzo gaudio.
Inoltre sappiamo per certo che non tutto è così semplice da giudicare, le cose non sono mai tutte o così o cosà.
Il buono e il cattivo convivono e in genere nel tempo qualcosa si rimpiange mentre qualche altra cosa è meglio non ricordarla mai più.


Link: slavenkadrakulic.com

Questo post lo trovate anche in letture-e-riletture.blogspot.it


(Angela Siciliano)

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martedì 3 marzo 2015

Primavera di donne - 2015



Il denso programma per festeggiare l'otto marzo:








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mercoledì 18 febbraio 2015

Leggere donna n. 166

www.tufani.net


























LeggereDonna
di gennaio-febbraio-marzo 2015
N. 166


con l'inserto Piccola biblioteca di Leggere Donna
Flirtando con uno sconosciuto
di Slavenka Drakulić
Traduzione dall'inglese di Estera Miočić 

Tra le recensioni:

Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen.
di Liliana Rampello
(Il saggiatore - 2014) recensione di Maria Luisa Wandruszka

"Jane Austen è un'autrice importante per moltissime donne, che vivono con i suoi romanzi perfetti. E perfetta è anche la struttura di questo saggio, dove tutto si rimanda, tutto si tiene."

- Tempesta
di Lilli Gruber 
(Rizzoli - 2014) 
recensioni di Silvia Mori

"Con una scrittura chiara e coinvolgente la Gruber ci racconta una storia complessa e difficile attraverso le vicissitudini della sua famiglia. Inserti di riflessioni personali e interviste significative ai sopravvissuti chiariscono aspetti controversi degli eventi bellici e della politica locale."

- Sette vite e un grande amore. Memorie di un gatto
di Lena Divani
Traduzione di Maurizio De Rosa
(e/o - 2013)
recensione di Olga Desiderio 

"Una storia al contempo allegra e commovente, scritta da un'esperta di tematiche sociali, che ci invita a riflettere anche sui legami tra gli esseri umani."

Marina Bellezza
di Silvia Avallone
(Rizzoli - 2014) 
recensione di Mabuela Bonfanti Bozzoni 

"In esso la Avallone racconta la storia di una ragazza che per sfondare è disposta a diventare la caricatura di se stessa: una donna finta, lanciata all'assedio della fama grazie ai social e alla TV. Il percorso da Biella2000 alle reti di Milano è quello di tutta una generazione di giovani e belle ragazze per cui l'apparire diventa più importante dell'essere."


Altri contenuti del n. 166 alla pagina relativa nel sito della casa editrice Tufani:  Tufani.net


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sabato 14 febbraio 2015

Aspettando l'otto marzo

noidonne.org

























Editoriale di Tiziana Bartolini
Conoscenza e cambiamenti

Un numero importante, questo di febbraio, particolarmente denso di contenuti e che si tiene sul filo della parola cambiamenti. L’inserto speciale con le testimonianze - vive, dolenti, affascinanti - delle detenute del carcere femminile di Rebibbia si è composto nelle settimane, per mesi, man mano che le barriere cadevano lasciando affiorare lievemente il peso di esperienze tragiche. Vorremmo amplificare queste ‘voci di dentro’ per rintracciare un possibile sentire comune con il ‘fuori’, superando il noi e il voi. Porgiamo le loro parole e speriamo nell’onda di ritorno per innescare dialoghi e scambi. Per generare ricchezza e superare diffidenze. Anche le giovani donne che hanno proposto e scritto il focus di questo mese ci conducono in una dimensione diversa, possibile e già esistente, in cui le relazioni tra umani muovono da premesse da conoscere e sperimentare. Le famiglie arcobaleno e la cultura queer si battono per essere Liber* di scegliere e ci sollecitano ad aprirci al cambiamento. Ci chiedono di assumere la ricerca come dimensione costante del vivere, per non cedere alle paure che gli scenari sconosciuti suscitano se non ci si dispone all’accoglienza senza pregiudizi. E noi ci siamo affidate, lasciando che le giovani andassero a mano libera - come le detenute nell’inserto speciale - affinché il viaggio nelle nuove percezioni e definizioni del genere e dell’identità sessuale potesse essere autenticamente e fino in fondo di conoscenza. Se vogliamo cambiare il mondo - e sappiamo che va cambiato - bisogna iniziare dal porgere noi stesse in modo diverso nel mondo così da poter osservare da altre prospettive tutto quello che può aiutare la convivenza delle differenze. Sperando in un governo che attinga linfa da una nuova egemonia culturale. Positiva e femminile.

NOIDONNE INCONTRA LE SUE LETTRICI
Conosciamoci di più, miglioriamo insieme la nostra rivista!
L’informazione è attraversata da crisi e insieme da profondi cambiamenti nelle tecniche e nei linguaggi. Tutto questo, al momento, non garantisce un sistema mediatico più democratico e trasparente. Infatti anche la più moderna informazione continua a non parlare correttamente delle donne. Per questo NOIDONNE intende continuare ad essere una presenza attiva nel mondo dei media, portando una visione di genere, dando parola e visibilità alle donne. NOIDONNE è già multimediale (carta, web, video, social), nonostante non sia un’impresa facile per chi non ha risorse da investire. Rispondiamo alle difficoltà economiche aumentando l’entusiasmo e l’ingegno, accettando la sfida del cambiamento. Quindi eccoci a chiederti di essere al nostro fianco, sostenendoci con gli abbonamenti, collaborando e dialogando per costruire una rete di amiche di questo antico e sempre nuovo giornale. Rispondere al questionario che trovi in home page nel nostro sito sarà un primo passo per incontrarci: le indicazioni che emergeranno ci permetteranno di porre le basi per quello che immaginiamo come un rinnovato cammino. Insieme a te, insieme alle donne e per loro conto. Ti basterà qualche minuto. E per ringraziarti della disponibilità riceverai via mail un omaggio molto speciale: IL PRIMO NUMERO DI NOI DONNE DEL LUGLIO 1944



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