martedì 7 giugno 2016

La pazza della porta accanto

  Tutti ricordano Alda Merini come una grande poetessa, qualcuno la etichetta come la matta che non sapeva vivere senza amore, in pochi la celebrano come una donna sensibile che ha lottato con la solitudine per avvicinarsi all'infinito. 
  Oltre alle sue poesie, che non sono mai state completamente sue dato che ne regalava i manoscritti, la Merini ci ha lasciato anche qualche testo in prosa; in uno di questi racconta la sua vita grazie a dei flash che si spostano in un personalissimo ordine che rispecchia le emozioni e non il tempo che passa. La pazza della porta accanto, una donna senza volto, una donna che tutti abbiamo conosciuto, una donna che è Alda Merini così com'è ognuna di noi. In questo libro vengono fuori le sensazioni della poetessa, raccontate in prima persona:
  -le paure: "Quando cercavo di parlare, la lingua si confondeva, ripeteva sempre le stesse parole e la più grande era "paura". Paura dell'ignobile amore. Non dell'amore divino che fa cantare, ma dell'amore dei vicoli bassi, l'amore della prostituzione";
  -la disperazione del manicomio;
 -le insicurezze: "Ho sempre rifiutato a priori l'idea di poter piacere a qualcuno: il mio aspetto, la mia logorrea e poi quella voglia di tradire i principi migliori, mi rendevano antipatica ai miei stessi occhi";
  -il desiderio di tenere vicine le figlie che invece ogni volta venivano affidate a sconosciuti dietro compenso; 
  -la timidezza: "...l'ho fatto con molto pudore, perché sono convinta che l'amore non viva senza il pudore: l'umiltà di pensare che non si è degni della persona amata";
  -la felicità di alcuni momenti e la solitudine di altri.
  La sensazione che traspare da tutta l'opera è il desiderio di comprensione. La necessità di trovare una guida nei dottori o un conforto tra le braccia di un uomo, così come la sua consapevolezza e accettazione della morte, segnano il passo a una condizione di isolamento causato dalla separazione da chi non riesce a guardare il mondo con gli occhi del poeta, da chi non sa vedere il vero e si circonda di vane parole.
  "Entrambi egoisti fino allo spasimo, gelosi che l'uno possa guardare 
nel profondo l'animo dell'altro, non osiamo neppure sperare di diventare 
amici e ci copriamo di quel letame immondo che la gente chiama cultura".

A.