domenica 30 ottobre 2016

Voglio vivere prima di morire

Nel 2014 usciva nelle sale “Colpa delle stelle”, ma già qualche anno prima era stato pubblicato il libro “Now is good”, di Jenny Downham -da cui hanno tratto anche l’omonimo film- dalla storia molto simile. Se “The fault in our stars” vi era piaciuto, leggete questo libro; se non vi era piaciuto, leggetelo lo stesso. La trama è piuttosto scontata, è vero: un’adolescente malata terminale decide di godersi gli ultimi mesi che le rimangono vivendo a modo suo e non come vorrebbero la sua famiglia e la società che la circonda; e puntualmente finisce per innamorarsi di un ragazzo dalla vita altrettanto triste. Però c’è qualcosa che merita di essere salvato in questo libro: il disincanto, l’accettazione, la schiettezza con cui si affronta il tema della malattia. La ragazza, più di chiunque altro, capisce l’inevitabilità della situazione e vive di conseguenza, con una certa meschinità e determinazione.
Un libro per genitori, più che per ragazzi, perché è per loro, i padri e le madri che sopravvivono ai figli dopo averli visti spegnersi piano piano, che la vita si fa difficile, e sono loro che devono imparare a lasciar andare e a vivere prima di morire.

Voglio vivere prima di morire, Jenny Downham, 2008, Bompiani


A.

martedì 18 ottobre 2016

Il conto delle minne

“Il conto delle minne dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla”: nonna Agata ripete alla nipotina Agatina quanto è importante onorare la santa di cui entrambe portano il nome preparando quei dolcetti alla ricotta che tanto ricordano i seni delle donne. La nonna ci crede davvero, anche perché la sua storia familiare glielo ha confermato, che far contenta la santuzza aiuta le fimmine a proteggersi da ogni male che potrebbe toccare le proprie minne. Proprio per questo nonna Agata non si stanca mai di impastare cassatelle, riempirle di morbida ricotta fresca, glassarle di bianco e decorarle con un candito rosso in punta, come un capezzolo ben teso. E non c’è regalo più grande per la nipote che insegnarle la ricetta di questi dolci magici, trascorrendo insieme la festa di Sant’Agata e raccontando la storia della sua famiglia, fatta di donne che faticano a trovare posto in una Sicilia che ragiona al maschile. I seni di queste donne, seni grandi, fieri, fecondi, desiderati, ma anche seni malati, o quasi piatti, o trascurati dai mariti, seni di ogni tipo, di ogni età sono la metafora di generazioni di donne testarde e timide, studiose e focose che creano una sicilianissima storia familiare dove convivono speranza e arrendevolezza, giustizia e omertà. 
Il conto delle minne dev’essere pari, per l’appunto, perché se il numero non ridà vuol dire che c’è un problema: e diverse familiari della piccola Agata, e lei stessa, ormai donna, si troveranno di fronte a una piccola nocella che si ingrandisce fino ad ammalorare tutto il seno. Così Agata, dimenticati i consigli, la devozione alla santa e le tradizioni della nonna, non prepara più dolci e si ritrova con una minna sola. Una donna monca nel corpo e nell’animo, che con il tempo trova riscatto proprio in quelle cassatelle.

Un libro diviso quasi a metà, questo della Torregrossa, perché quanto scorrevole e coinvolgente è la prima parte, quanto triste e monotematica risulta essere la seconda, in cui Agata, donna, cade in una spirale negativa dalla quale aveva tanto lottato per allontanarsi quando era bambina. Ma ci può stare, perché nessuna è perfetta, perché anche le donne in gamba, quelle che studiano, che viaggiano, che non si fanno mettere i piedi in testa possono prendere un abbaglio, possono incontrare l’uomo sbagliato e rendersene schiava. L’importante, come accade alla protagonista, è rendersi conto dell’errore, uscire dalle situazioni che ci fanno soffrire e ricominciare a vivere. 

Il conto delle minne, Giuseppina Torregrossa, Oscar Mondadori, 2009

A.