giovedì 24 novembre 2016

Le innocenti. Storia di una violenza messa a tacere

Un gruppo di suore benedettine che ha conosciuto la guerra e l’orrore del nemico. Una tirocinante della Croce Rossa combattuta tra l’ideologia comunista e la deontologia professionale. Trenta polacche isolate dal mondo e una francese che il mondo vuole esplorarlo.
"Agnus dei", titolo scelto per tradurre l’originale "Les Innocents", racconta la storia vera di Madeleine Pauliac, giovane medico militante nella Resistenza nel 1945 in missione per aiutare i sopravvissuti francesi della Seconda guerra mondiale. Quando, però, lei sceglie di infrangere le regole e curare una suora polacca, scopre lo scandalo perpetrato dalla “soldataglia” sovietica nei confronti delle benedettine: a causa dello stupro, sette di loro sono incinte e prossime al parto.
Un ritratto femminile che dall’individualità dei singoli volti scavati in primo piano arriva alla vita corale di una comunità violentata nella sua fede più intima. La vocazione, religiosa o professionale, il crollo, nella fede o nella forza, fanno da sfondo a una vicenda che riempie di timore personaggi e spettatori.

Nel periodo dell’anno in cui più forte è l’invito alla società a ribadire il proprio No alla violenza sulle donne, questo film, fatto di contrasti -luce/ombra, fede/ragione- ci fa riflettere su quanti drammi vengano continuamente nascosti per vergogna e reticenza e quanto ancora dobbiamo educare le donne e gli uomini della nostra società a una vita senza umiliazioni.

A.

venerdì 11 novembre 2016

Storia di una mente bipolare

«Mi vergognavo stupidamente, sì. Perché in realtà non è affatto vero che si può parlare in giro di un disturbo della mente come si parla di una gamba rotta: quando ti si rompe il cervello è tutta un’altra storia per chi ti sta intorno. E io per troppo tempo ho dovuto occuparmi di dimostrare che il mio cervello sì, si era rotto, ma adesso era bello che riparato»

"Lunatica" è un libro “monopolare”, la storia di una donna che ha conosciuto l’abisso e ha capito come illuminarlo. Un cadavere in un ascensore è solo la spinta che getta la protagonista in una fase depressiva, tanto acuta da portarla a tentare il suicidio. Il disturbo bipolare uccide più del cancro, soprattutto perché è ancora difficilmente diagnosticato. Il cervello va su e giù, come un’altalena, in un labirinto di medici, euforia e voglia di finirla. Questo libro non parla tanto della malattia in sé, quanto del miracolo, fatto di persone e pillole, che riesce a riportare la protagonista a una vita “normale”, per quanto possa essere “normale” la vita di tutti noi.



Lunatica: storia di una mente bipolare, Alessandra Arachi, 2006, Rizzoli

A.