venerdì 2 dicembre 2016

Tutto è dono. Niente è dono

Sin dall’antichità i filosofi hanno individuato le due pulsioni che governano l’uomo: l’Amore e la Violenza. In fuga dal contrasto tra le nostre paure e ciò di cui abbiamo bisogno, cerchiamo riparo in una Casa, nel Sapere e nell’Amicizia. Il superamento dell’ordine naturale viene identificato come eccedenza, ma l’eccedenza non è quello che mi avanza, è l’interesse verso l’altro, è il valore dell’attenzione nei confronti di colui che ho davanti a me. Proprio per questo il dono si può identificare con l’eccedenza.
Il dono non si “deve” fare, si “può” fare, non ha fine utilitaristico sebbene produca delle conseguenze. Il dono, infatti, di per sé è gratis, ma ti unisce all’altro, produce una dissimmetria, un debito, è un atto unilaterale legato all’idea di cittadino. Da questa reciprocità asimmetrica si è costruita la nostra società legata ai concetti di solidarietà e altruismo. Ci regaliamo cose così da poter vivere insieme, creare legami sociali e costruire un’intesa. Il dono è godibile solo nella relazione tra noi, serve a poterti chiedere “Ti fidi di me? E io mi posso fidare di te?”. Sebbene possa sembrare che il dono sia una pratica vincolante, in realtà si tratta di una pratica di libertà, perché nella relazione con l’altro conosciamo noi stessi e creiamo una nostra individualità più consapevole.
Attraverso il dono non si regala cosa si ha ma cosa si è, non si dona un oggetto ma sé stessi. È una relazione che si costruisce per sottrazione, non per addizione: si cede qualcosa di sé per qualcun altro; l’abbiamo fatto sin dall’alba dei tempi: da soli non saremmo sopravvissuti. Regalare richiede un sacrificio, e tanto più ti è costato più ne rimango sorpreso. Ci sono, però, doni che nessuno raccoglie, e si perdono, doni che incontrano indifferenza e non trovano la reciprocità che ci si aspetta. Quando questo accade, quello che noi perdiamo è la possibilità di ascoltare.
Il dono è coerente, attivo, costante, quotidiano, fa parte di un processo educativo, richiede partecipazione e dà visibilità anche a chi dona. Non si può insegnare a donare attraverso un metodo prestabilito, come si fa con tabelline, ma bisogna viverlo il dono, farne esperienza. Dobbiamo imparare e insegnare a metterci nei panni dell’altro, sviluppare l’empatia. Non è semplice regalarsi, ma è possibile apprendere a donare grazie alle relazioni, attraverso una narrazione fatta di gesti, di immagini, di film, di racconti.
Il dono è talmente insito in ciò che facciamo che non ce ne accorgiamo, sarebbe però importante interrogarci su “donare cosa? donare a chi?”. È vero che anche un sms solidale è un dono, ed è altrettanto vero che a volte ricevere un dono comunque non aumenta la qualità del benessere, ma, come abbiamo già detto, il vero regalo è quello che ci riguarda in prima persona e che si vive nella relazione con gli altri, diventa una pratica pubblica che coinvolge degli estranei che mi sono vicino, che non conosco, ma che nella mia esistenza riconosco come i “ciascuno” con cui condividere un’emozione. 

A.