lunedì 23 ottobre 2017

Casa editrice Vita Activa









Vita Activa è un progetto di editoria femminile e indipendente. 
I libri editi risultano consoni agli scopi perseguiti dall'Associazione Casa Internazionale delle Donne di Trieste.
Vai al sito della casa editrice Vita Activa 
alla pagina relativa al Concorso letterario biennale "Una donna da non dimenticare", intitolato a Elca Ruzzier
e al catalogo.




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venerdì 20 ottobre 2017

Una poesia di Patrizia Valduga

Patrizia Valduga al napoliteatrofestival.it - 2017






















In DONNA DI DOLORI
di Patrizia Valduga
Mondadori, 1991


Ammetti, non può essere che così.
Ancora io, eccomi ancora qui,
nella mia abituale eterna attesa
e tenuta in tremore ancora, stesa
lungo un inconcepibile passato...
Sei lì? mi senti? Oh mondo ammutinato,
chiedo soltanto un poco di conforto!
Nel primo anniversario del mio aborto
io prendo la frequenza d'agonia:
per il mio mondo che mi cola via,
per quello tuo, fatto di pranzi e cene,
per tutto il sangue che va e che viene,
per la muta di iene che mi preme,
per le mie mute pene tutte insieme,
per tutte le ragioni e tutti i torti,
e per tutti i miei morti, cari morti
gli uni sugli altri, aringhe sottoterra,
per questo amore qui al chiaro di terra
o per le vie dell'universo intero,
per il bello che è splendore del vero,
e per amarmi ancora come sono
e per essere ancora come sono
chiedo perdono perdono perdono...



Link: poesia.blog.rainews.it
e La tentazione (IX) in letture-e-riletture.blogspot.com

(Angela Siciliano) 

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sabato 14 ottobre 2017

La voce di Dacia Maraini

Dacia Maraini, qualche decennio fa: repubblica.it















Da DONNE MIE
di Dacia Maraini
(Einaudi, 1974)


Le poesie delle donne

[...]
La sua voce sarà forse dura e terragna
ma è la voce di una leonessa che è stata
tenuta pecora per troppo tempo assennato.
E' una voce fiacca, grezza e mutilata
che viene da lontano, da fuori della
storia, dall'inferno degli sfruttati.
Un inferno che non migliora la gente
come si crede, ma la rende pigra
malata e nemica di se stessa.



Donne mie

[...]
Donne mie dalle dita che puzzano di aglio,
donne mie dalle vene varicose, gli occhi
feroci, le mani insolenti, la bocca timida,
vi hanno insegnato a essere cretine, povere,
dipendenti, vi hanno insegnato a dire
sempre di sì, con astuzia degradante, con
candore massacrante, con vigore represso.
Vi hanno insegnato a lavorare, a ubbidire,
a tacere, a figliare, con gioia e purezza
senza acrimonia, per servire, aiutare,
sostenere, consolare l’uomo, sempre lui
nella sua smagliante illusione razzista.
Donne di marmo, di pece, di latte cagliato,
voi lavorate ogni giorno senza stipendio
per i figli, il marito, i cugini, i nipoti,
i fratelli, i nonni, i padroni tutti
che vi vogliono belle e pure come oggetti sociali.
Se dite no vi sembra di fare peccato,
per questo dite sempre di sì, con l’animo
sciolto e la testa piena di fumo amaro,
dire di sì e in cambio ricevere un bacio
di buonanotte dal caro figlio del cuore
su una guancia rugosa che sa di lardo e di acqua sporca
[...]


Link: womenews.net - repubblica.it - ilsole24ore

(Angela Siciliano) 

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lunedì 2 ottobre 2017

La patria di Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli















Da PATRIA
di Patrizia Cavalli
(nottetempo, 2011)


[...]
A questo punto si vada alla radice,
si tagli via la sua avventizia desinenza
ed esca allo scoperto, bello compatto, il padre.
Niente più foglie qui mosse dal vento,
niente più rami e rametti spensierati,
ma un tronco spoglio, un grande tronco saldo
tutto riattorto in nodi di potenza:
padre di ferro che mena a dritta e a manca,
padre di ferro che stritola e guadagna.
Io vado, tu no, egli va.
Chi resta l'applaude? Mi sa.

[...]
Io non mi fido di chi non ha l'olfatto
di chi se ne sta buono con l'albero magique.
Di chi può ingurgitare orribili sapori,
e non in quanto orribili, ma perchè insapori.
Non mi fido di chi subisce senza
farci caso l'atrocità di inutili
rumori, o di chi al tocco scambia
la canapa col raso. Non mi fido
di chi non vede quanto è brutta Roma
a altezza d'uomo, né di chiunque monco
dei suoi residui sensi, si affida fiacco
a preordinati assensi
Per quanto io li senta vacillanti,
spersi e sfiniti da un sempre più perfetto
dispositivo il cui unico scopo
è renderli inattivi, io li ringrazio
se ancora mi forniscono
ripulse e inclinazioni: in queste io confido
se voglio riconoscere ciò che mi è dolce patria
fra tutto quello che da lei mi espatria,
che della sua esistenza, per quanto
intermittente, non ho altra garanzia.

[...]
Sì, è più facile trovarla in chi lavora,
soprattutto se lo fa con le sue mani.
Ma deliziosamente sta persino
in certi sfaccendati, i sempre
più sparuti assistenti del niente,
negati pei negozi, distratti come sono
in ozi sontuosi, dalle opinioni scarse,
molto timide, cedevolmente pronte
a trasformarsi in sì. Creature umbre spesso.
Quante ne ho incontrate nei paesi
sedute fuori casa o ciondoloni
tra il bar e il giornalaio,
che se gli chiedi l'ora
ti rispondono: le sei, però
quello che dico sbajo.

[...]



Link: repubblica.it/cultura

(Angela Siciliano)


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domenica 1 ottobre 2017

Il tuttocorpo di Jolanda Insana

Jolanda Insana (1937-2016). Foto in poetarumsilva.com






















In Clausura (Crocetti,1987)
da La parabola del cuore 

[...]
sono qui e dici no all'abbraccio ammagatore
perché non vuoi che si veda quanto poco si ragguaglia la misura
ma io posso testimoniare che non fu illusione e la vista
durò aguzza per due notti
poi la visione per più di un mese e ora nell'addiaccio
l'estasi perde levatura e stramazza in stasi

[...]
non riesco a riacciuffare il tuttocorpo effuso
dalla clausura della parlata monca e nel rintocco
del sangue il lutto è defraudato
ma quando dico di queste cose è di un'altra che parlo
di un'altra che finge di non parlare

[...]
offesa non ho che contemplarmi nella prima fenditura
riascoltando l'eco dell'ultima domanda
- io ti ho dato questa clausura
e tu cosa puoi darmi tu?

[...]
tutto è già avvenuto e sono ebbra di vino
che abbraccia lo stomaco
e per troppo fastidiume abbandono le strade
dell'omotonia e svolgo e avvolgo etimologie
apparigliandone la differenza

è una ramosa sorte
a vivere così canzonando in dolce scontegno

[...]
ai colpi tremendi serro i denti e sento
che non c'è compagnia dentro l'impossibile empito
dell'impeto e per una notizia in più
do tutto quello che è mio perché il tuo resti tuo
ma sbaglio accento per troppa nudità e tremo e mento
contro la tracotanza dell'imperio
l'anima si leva e dice
- datemi una boccata d'aria e rinnegherò il nemico




Link:  il messaggero

(Angela Siciliano) 

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